Quando ci hanno dato notizia che Gomorra era stato escluso dalla corsa agli Oscar come miglior film straniero, un po’ ce la siamo presa. Ci dissero poi che al suo posto era stato candidato un film d’animazione, tale Walzer con Bashir. Mah! Se Gomorra ci era piaciuto, questo doveva essere meglio!
Quindi confidenti siamo andati a vederlo (tra l’altro una delle ultime proiezioni dell’ormai defunto cinema Excelsior a Trieste). Ne siamo usciti ammutoliti. Non tanto per la qualita` dell’opera, che per quanto ben eseguita non restera` forse nell’albo dei migliori film di sempre. Quanto invece per una capacita` di andare oltre che permea la pellicola: andare oltre le semplici immagini bidimensionali del disegno; andare oltre la finzione dello schermo, per narrare la vita, drammatica, patetica, cosi` assurda da essere ridicola, se non fosse mortalmente tragica; andare oltre i limiti temporali della visione del film, entrare nei pensieri al di fuori del cinema. Ma converra` andare per ordine.
Innanzitutto, che cosa. E` un film di un ricordo, che perseguita il regista come una muta di cani rabbiosi, che si ferma ogni notte ad abbaiare sotto le finestre della sua coscienza. Inizialmente rimosso, riguarda la partecipazione alla strage di Sabra e Shatila: come spettatore, ma ugualmente colpevole perche` passivo. Ed






Il paese e` straniero, la lingua e` sconosciuta. Un uomo viene trascinato fino ad una pira di legna e libri. Il suo peccato e` la conoscenza. La citta` merlata tace, e` in scena la morte. La morte va in scena nel silenzio, i volti sono sono scolpiti nel marmo. E` teatro, e` l’inquisizione. E` la Francia del XII secolo.


