Valzer con Bashir – Guerra e memoria

•ottobre 23, 2009 • 1 commento

Quando ci hanno dato notizia che Gomorra era stato escluso dalla corsa agli Oscar come miglior film straniero, un po’ ce la siamo presa. Ci dissero poi che al suo posto era stato candidato un film d’animazione, tale Walzer con Bashir. Mah! Se Gomorra ci era piaciuto, questo doveva essere meglio!valzer_con_bashir

Quindi confidenti siamo andati a vederlo (tra l’altro una delle ultime proiezioni dell’ormai defunto cinema Excelsior a Trieste). Ne siamo usciti ammutoliti. Non tanto per la qualita` dell’opera, che per quanto ben eseguita non restera` forse nell’albo dei migliori film di sempre. Quanto invece per una capacita` di andare oltre che permea la pellicola: andare oltre le semplici immagini bidimensionali del disegno; andare oltre la finzione dello schermo, per narrare la vita, drammatica, patetica, cosi` assurda da essere ridicola, se non fosse mortalmente tragica; andare oltre i limiti temporali della visione del film, entrare nei pensieri al di fuori del cinema. Ma converra` andare per ordine.

Innanzitutto, che cosa. E` un film di un ricordo, che perseguita il regista come una muta di cani rabbiosi, che si ferma ogni notte ad abbaiare sotto le finestre della sua coscienza. Inizialmente rimosso, riguarda la partecipazione alla strage di Sabra e Shatila: come spettatore, ma ugualmente colpevole perche` passivo. Ed

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Come si fa un film con il mostro: The Host

•luglio 20, 2009 • 1 commento
La Locandina in lingua originale

La Locandina in lingua originale

Il genere dei film con il mostro gigante, mutante, extra-dimensionale, in cerca di vendetta, impaurito o semplicemente arrabbiato è uno degli archetipi dell’arte cinematografica: a cominciare da “The Lost World” del 1925 e da “King Kong” del 1933 (l’unico vero) che mostravano gli effetti speciali rivoluzionari di Willis O’Brien, per poi continuare con la sfilza infinita di film realizzati grazie all’arte di Ray Harryhausen, discepolo di O’Brien (quando si dice che l’allievo supera il maestro), tra i quali vanno ricordati “Il Mostro dei Mari” e “Le avventure di Sinbad“, passando per gli svariati film di Gojira (e non Godzilla), fino ad arrivare ai moderni blockbuster supportati più che altro da un marketing (virale o classico che sia) quello sì davvero mostruoso, come ad esempio “Cloverfield”.

Alcuni dei film che ho citato sono dei classici della storia del cinema, altri meritano rispetto come “underdogs”, termine intraducibile che indica quei prodotti della pop culture che raccolgono il nostro affetto in quanto si prestano bene ad un consumo non ricercato (come ad esempio sono per me i film di Gojira), ma per la maggior parte questi film, che per loro natura si prestano ad identificare comuni archetipi junghiani, si rifanno per la maggior parte a schemi narrativi triti e ritriti, in cui le figure maschile e femminile protagoniste predominano una realtà per il resto focalizzata solamente su di un evento il mostro che non ha spesso origine, o comunque ce l’ha troppo lontana da noi (il che denota anche un po’ di provincialismo dei prodotti hollywoodiani) e che, soprattutto, non intacca vivacemente e in modo duraturo la realtà quotidiana della popolazione colpita, eccezion fatta per la vita della coppia che da quel momento resterà segnata dal lieto fine della storia.

Questo schema è stato letteralmente fatto a pezzi da The Host, Continua a leggere ‘Come si fa un film con il mostro: The Host’

Il più bel film di guerra di tutti i tempi

•luglio 11, 2009 • 3 commenti
Locandina originale del film

Locandina originale del film

Nel 1958 il mondo fu scosso dalla distribuzione nelle sale cinematografiche del film di Stanley KubrickOrizzonti di Gloria“, che proponeva senza mezze misure la crudezza e il cinismo che i reduci dalla Prima Guerra Mondiale avevano testimoniato e che erano stati cancellati tramite un’efficace damnatio memoriae dalla retorica nazionalista delle nazioni che vi presero parte, soprattutto da parte degli alleati della Triplice Intesa, sedicenti vincitori del conflitto.

Il film di Kubrick è senza dubbio un capolavoro, ma non giunge a rappresentare l’elemento fondamentale di un gruppo di uomini sottomessi al cinico gioco della guerra, ovvero i tipi umani, ovvero i ruoli che all’interno di qualunque gruppo sociale i diversi individui vengono ad assumere.

Al troneggiante e “candido” Kirk Douglas del film di Kubrick fu Mario Monicelli, in Italia, a dare un’alternativa, anzi due.

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Cosa può succedere in 8 mesi? Good Bye Lenin!

•luglio 3, 2009 • 2 commenti
Una delle scene più emozionanti del film

Una delle scene più emozionanti del film

Come i lettori abituali di questo nostro piccolo spazio avranno avuto modo di rendersi conto, i redattori del blog tendono a trovare interessanti e a scrivere di film che tendono ad essere fantastici o esotici, o perlomeno a contenere discrete quantità di sangue al loro interno.

Per quanto mi riguarda personalmente poi, non mi hanno mai interessato i film storici, nemmeno se di guerra con un sacco di morti o sparatorie. Tantomeno mi ha mai interessato l’unico vero evento storico accaduto durante la mia vita, ovvero la Caduta del Muro.  Infine, non prediligo i film drammatici, a meno che non siano molto tragici (come ad esempio La Città Proibita di Yimou).

E invece oggi parlerò di un film drammatico, che basa il suo soggetto sull’evento storico del Muro di Berlino. E tanto per addentrarmi ancora di più nell’ambito del “solitamente poco digeribile”, parlerò di un film tedesco.

Un fantastico film storico-drammatico tedesco.

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L’errore di Rutger Hauer: Detective Stone

•giugno 26, 2009 • 13 commenti
Non badate alla bella tagline, è una bufala!

Non badate alla bella tagline, è una bufala!

Certo ci piacerebbe parlare sempre di bei film e di attori che quando lavorano a qualcosa permettono al pubblico di affidarsi al loro marchio di qualità, ma purtroppo il nostro amore per il Cinema con la C maiuscola ci richiede di avvertire i nostri compagni spettatori riguardo alle mille insidie che si nascondono dietro al migliore dei marketing e dietro a uno degli attori europei più bravi.

Ed è con questo senso di profonda responsabilità che vi sconsiglio assolutamente di andare a vedere (a qualche rassegna, si intende), di noleggiare o di scaricare (legalmente mi raccomando ;-) ) Detective Stone, del quale almeno il titolo inglese, Split Second, è migliore rispetto a quello italiano.

Il film è una produzione inglese (e questo già per me è di solito una nota di merito), un film post-apocalittico, e c’è dentro come protagonista nientepopodimeno che Rutger Hauer, il Roy Batty di Blade Runner, il cavaliere innamorato di LadyHawke, il capo dei Juggers in Giochi di Morte (e chi più ne ha…)! Cosa si potrebbe chiedere di più da un film?

Beh, prima di tutto che fosse effettivamente un film. Continua a leggere ‘L’errore di Rutger Hauer: Detective Stone’

Facciamo che è colpa di quello blu: Watchmen

•giugno 19, 2009 • 2 commenti
Puffo forzuto mi fa un baffo!

Puffo forzuto mi fa un baffo!

Il regista di 300, Zack Snyder, dopo aver riscosso un successo globale portando sul grande schermo i nerboruti spartani in slip di cuoio inventati da Frank Miller, ci ha preso gusto e ha osato anche lui lì dove altri prima hanno fallito: la trasposizione al cinema di una graphic novel di Alan Moore, in questo caso de LA graphic novel dell’autore inglese, ovvero Watchmen.

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Il destino

•marzo 21, 2009 • Lascia un commento

destino011Il paese e` straniero, la lingua e` sconosciuta. Un uomo viene trascinato fino ad una pira di legna e libri. Il suo peccato e` la conoscenza. La citta` merlata tace, e` in scena la morte. La morte va in scena nel silenzio, i volti sono sono scolpiti nel marmo. E` teatro, e` l’inquisizione. E` la Francia del XII secolo.
Lasciando il padre morente fra le fiamme un giovane, Youssef, si mette in cammino su un mulo per partire dal cristianesimo cieco e arretrato, per raggiungere lo splendente mondo della cultura e delle scienze, il regno arabo di Andalusia.

Benchè il titolo originale, Al Mansur, sia il nome del secondo califfo della dinastia abbaside, i protagonisti sono molteplici, ognuno con le sue sfaccettature, debolezze, scoperte. Youssef, suo zio il giudice supremo Averroè , i figli del califfo, il bardo Maruan, sua moglie Manuella. Come definire questo film? Musical? Storico? Avventuroso? C’`e tutto questo e di più in un lungometraggio di due ore e mezza che scorre via leggero. Ma il cuore sta in una domanda: quanto può essere normale, facile e sotterraneo portare un paese invidia del mondo per la sua cultura (Averroè fu medico, filosofo, fisico, letterato, teologo, giudice e fu grazie anche ai suoi commenti su aristotele che questo autore greco ritornò in Europa – che aveva perduto i suoi scritti – alla fine del Medioevo) a diventare terreno per i fanatici? Molto, molto poco.

Il regista egiziano Youssef Chahine, premio a Cannes per la carriera nel 1997 proprio con questo film, è un personaggio importante nel panorama da noi sconosciuto della cinematografia egiziana; partecipa per la prima volta a Cannes nel 1951 a 25 anni e fra gli altri premi riceverà anche un Orso d’argento a Berlino. Ha il merito con questo film di aver saputo affrontare con tratti soffici ma senza leggerezza un tema così importante ed inquietante come l’integralismo strisciante nelle società arabe (verrebbe da chiedersi se solo lì) con una tale sincerità di intenti e bellezza da uscire indenne dalle censure dei paesi più fortemente intransigenti.

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