Il più grande eroe cinematografico italiano di tutti i tempi.
Branca, Branca, Branca…Leon, Leon, Leon! Fiiiiiiiiiiiiiiiiii-Bum!
Voglio conoscere qualcuno che vive in Italia da più di 5 anni e che non abbia mai sentito questo tormentone pronunciato da chicchessia o mandato in onda in TV come registrazione. È talmente famoso che all’inizio pensavo di dover scrivere questo articolo in inglese perché avesse un senso, e invece mi sono trovato circondato da un sacco di gente che non aveva mai visto il film da cui tale frase/incipit canoro/grido di battaglia è tratto: “L’Armata Brancaleone” (1966).
Cominciamo dai dati:
la sceneggiatura è della mitica coppia di autori cinematografici Age e Scarpelli (al secolo Agenore Incrocci e Furio Scarpelli, autori, tra gli altri, di Divorzio all’italiana, I mostri e La Grande Guerra.
La regia è del mitico regista comunista ateo ormai 93enne, ma non per questo rincoglionito, Mario Monicelli, autore di film italiani che hanno fatto la Storia come La Grande Guerra, I Soliti Ignoti e Il Marchese del Grillo.
Gli attori presenti nel film sono tanti, ma forse gli unici famosi sono Vittorio Gassman nel ruolo di Brancaleone da Norcia, Gian Maria Volonté nel ruolo di Teofilatto dei Leonzi, Enrico Maria Salerno nel ruolo di Zenone e Catherine Spaak nel ruolo di Matelda.
Ma di film con cast ed autori di questa caratura nella storia del cinema italiano ce ne sono mille esempi, come anche di film ambientati nel Medioevo, vedi Francesco giullare di dio di Zeffirelli.
E invece Brancaleone è diverso ed è un cult movie a tutti gli effetti e sia il titolo che le espressioni usate sono spesso usate nel linguaggio colloquiale (“armata brancaleone” è entrata a far parte del dizionario italiano Devoto-Oli già da tempo).
Per spiegare il perché di tanta fama si potrebbe fare un salto in avanti di qualche decennio e guardare ai film dei fratelli Coen come il recente Burn after reading e soprattutto Il Grande Lebowski.
Gli aspetti che questi film hanno in comune con L’armata Brancaleone sono molteplici, tra cui il fatto che tutti narrano le disavventure di un certo numero di perdenti che hanno ambizioni per le quali viene messa in moto la vicenda principale e che finiscono regolarmente per fallire.
Inoltre Il Grande Lebowski condivide con L’Armata Brancaleone anche un altro aspetto importante: il tema del cameratismo, ovvero dell’amicizia virile, tema affascinante e poco esplorato e a mio parere depredato dalla lunga sfilza di film machisti e belligeranti d’oltreoceano ed orientali in cui sembra che questa forma di rapporto umano possa esistere solo in caso di tremenda minaccia esterna e comunque preveda un ruolo di leader per uno degli individui che la compongono, proprio come la visione americana per cui il modo può essere unito solo in caso di minaccia aliena e con gli Stati Uniti alla guida.
L’amicizia che si vede in questi due film invece è sincera e costruttiva, nasce da incomprensioni e scontri per la supremazia nel gruppo, per poi uscire a manifestarsi in momenti profondi e solenni (come il dialogo tra Brancaleone e Abacuc).
Altri aspetti caratterizzanti del film sono la crudezza e lo squallore con cui è rappresentato il Medioevo. Scordatevi la musica celtica di Enya e le vaste praterie del Signore degli Anelli: il Medioevo scelto da Monicelli è ispirato a Boccaccio, Italo Calvino e Cervantes e pullula di disperati divisi tra la voglia di salvezza promessa da frati viandanti e il peccato più meschino e pervertito, stigmatizzato dalla Peste.
La scelta degli attori è funzionale a questa descrizione: come per Carlo Pisacane, già visto nel ruolo di Capannelle ne I Soliti Ignoti, il casting è guidato da una scelta pasoliniana dei volti e dei corpi.
L'Improbable Armada
Persino le location, quasi tutte nell’Alto Lazio, sono decadenti e non curate, come si conviene ai luoghi creati da una civiltà ignorante e disperata.
E poi c’è il tocco da maestro, dovuto alla scrittura di Age e Scarpelli, ma anche all’improvvisazione dei protagonisti, una vera e propria lingua e non l’Alto Elfico o il Linguaggio Nero tolkeniani: qui parliamo di un lavoro raffinatissimo di commistione tra l’italiano più aulico e il latino più decadente e viceversa. Vediamone alcuni esempi:
«Avrete sentuto, suppongo, lo nome di Groppone da Figulle. Groppone da Figulle fue lo più grande capitan di Tuscia. E io son colui che con un sol colpo d’ascia lo tagliò in due. Lo mio nome – stare attenti – , lo mio nome est Brancaleone. Da Norcia»
«Mordivoi sifonai, nun v’avessi visto mai!»
«Transitate lo cavalcone in fila longobarda!»
«Oh, gioveni! Quando vi dico “sequitemi miei pugnaci”, dovete sequire et pugnare! Poche conte! Se no qui stemo a prenderci per le natiche»
Alla fine si crea un’atmosfera arcaica e iperrealistica soprattutto che, credetemi, non vi toglierete più dalla mente. Per quanto mi riguarda, ogni volta che qualcuno mi fa il nome di un grande eroe di prima del 1700 mi immagino sempre dei gran pezzenti o comunque dei meschini. Colpa di Monicelli con i suoi Brancaleone (perché sono 2) e del suo I picari.
E poi che altro volete che vi dica, di questo film ci sarebbe da riempirci un blog. È mitica la sigla animata di Emanuele Luzzati, è mitica la musica di Carlo Rustichelli e sono belle le scene iniziali non ipocrite in cui una razzia si risolve davvero in atti osceni e violenti in luogo pubblico, alla faccia dei film in cui la prima e unica cosa che fanno è dare fuoco ai tetti di paglia perché così la distribuzione non avrà problemi con la censura.
Infine una curiosità (che farà incazzare da morire Damiano): Gian Maria Volonté è stato imposto dalla produzione perché godeva di un certo successo all’epoca grazie ai film di Sergio Leone. Monicelli voleva far interpretare Teofilatto dei Leonzi a uno con cui saremmo veramente morti dalle risate a sentirlo parlare l’Alto Volgare del film, Raimondo Vianello.
Voto: OVVIAMENTE 5/5!






Davvero trovo incredibile che ci sia un italiano ignaro di questo film. Penso sia davvero uno di quelli in cui vale la pena imparare a memoria alcune battute, anche perché oramai fanno parte della diceria comune! “Prendimi, Dammiti, Cuccurucù!” Anche con queste piccole battute, e la maestria di Gassman, si riusciva a dire un mare di cose! Oltre che a far ridere, ovviamente!
Anch’io do 5/5 a questo film! e anche complimenti alla recensione, che è scritta molto bene e ha un suo ritmo!
Riccardo Longo
[...] comandante partigiano Folco Lulli, conosciuto anche come Pecoro nell’Armata Brancaleone (vedi recensione), sempre di Monicelli; c’è Rosario Nicotra, siciliano innamorato dell’attricetta degli [...]
Il più bel film di guerra di tutti i tempi « Film e Trailer ha detto questo su luglio 11, 2009 a 12:40 pm |