Cosa può succedere in 8 mesi? Good Bye Lenin!

Una delle scene più emozionanti del film

Una delle scene più emozionanti del film

Come i lettori abituali di questo nostro piccolo spazio avranno avuto modo di rendersi conto, i redattori del blog tendono a trovare interessanti e a scrivere di film che tendono ad essere fantastici o esotici, o perlomeno a contenere discrete quantità di sangue al loro interno.

Per quanto mi riguarda personalmente poi, non mi hanno mai interessato i film storici, nemmeno se di guerra con un sacco di morti o sparatorie. Tantomeno mi ha mai interessato l’unico vero evento storico accaduto durante la mia vita, ovvero la Caduta del Muro.  Infine, non prediligo i film drammatici, a meno che non siano molto tragici (come ad esempio La Città Proibita di Yimou).

E invece oggi parlerò di un film drammatico, che basa il suo soggetto sull’evento storico del Muro di Berlino. E tanto per addentrarmi ancora di più nell’ambito del “solitamente poco digeribile”, parlerò di un film tedesco.

Un fantastico film storico-drammatico tedesco.

Good Bye Lenin! è un film del 2003 con pochi attori teutonici che si muovono in un quartiere bene (il distretto Friedrichshain) della Berlino Est, durante gli 8 mesi a cavallo della Caduta del Muro.

Protagonisti sono una madre, molto ideologista, ma anche molto amata dai figli, e appunto uno dei figli, Alex. La storia, per quanto resterebbe comunque ricca di una miriade di minuziosi colpi di scena, costituisce tuttavia essa stessa un fantastico colpo di scena che innesca una struttura pirandelliana della sceneggiatura. Come tale non merita affatto nessun tipo di spoiler da parte mia, tuttavia, allo scopo di continuare con questa recensione, dirò che gli avvenimenti della piccola famiglia sono direttamente collegati allo sconvolgimento nella vita degli abitanti della Germania Est che è susseguito alla Caduta del Muro.

Iniziamo con i dati tecnici. Per la presentazione dei personaggi e la prima narrazione la sceneggiatura si serve dell’artificio della voce fuori campo, in questo caso quella del figlio Alex. Sebbene questo mezzo di narrazione sia di solito considerato una scappatoia non preferibile (anche da me; io sono uno di quelli che di Blade Runner preferiscono la Director’s Cut), in questo film ci si trova davanti ad un utilizzo ironico e intelligente della voce fuori campo, nella tradizione dei migliori film di Jean-Pierre Jeunet, tanto che è stato interpretato a volte come una citazione de “Il Favoloso Mondo di Amélie“, anche se in realtà esisterebbero esempi migliori di tale stile. Così la voce fuori campo viene a costituire il primo punto a favore.

Il secondo aspetto positivo del film sono senza dubbio gli attori protagonisti, che non hanno né la recitazione stereotipata dello statunitense, né sono soggetti alla distanza culturale che ci separa da un protagonista asiatico, impedendo l’immedesimazione. Addirittura questi bravissimi attori e attrici tedeschi sono più vicini a noi come espressioni facciali e tipo di recitazione dei cugini statunitensi e l’ambientazione europea gioca a favore del meccanismo di immedesimazione.

L’attore che interpreta il figlio, Daniel Brühl, è stato visto anche nell’ultimo film della saga di Bourne e presto lo rivedranno quelli che avranno il fegato di sorbirsi l’ultima fatica di Tarantino, Inglorious Bastards (non scrivo Basterds perché a me la censura della MPAA non mi tocca). La recitazione di questo ragazzo raggiunge un risultato ottimo nel far appassionare lo spettatore al risultato delle sue scelte, sebbene queste siano, come già detto, pirandelliane, non adatte quindi ad essere facilmente assorbite nella realtà dello spettatore. L’interpretazione del figlio amorevole su cui pesa il senso di colpa, che tuttavia è capace anche di perdere le staffe, e che comunque è determinato nei suoi scopi, è resa in modo ottimo ed inoltre, a parer mio, le ragazze di tutto il mondo si stanno perdendo anche un divo con una forte presenza estetica che finalmente non è uguale a tutti gli altri attori statunitensi della sua stessa età che a 30 anni interpretano ancora parti da teenager.

Spostandosi sul comparto tecnico propriamente detto, oltre alla fotografia e alla regia che sono perfettamente funzionali e riescono bene a trasmettere gli stati d’animo delle diverse scene, ed oltre alla bellissima colonna sonora originale di Yann Tiersen,  troviamo un potente spiegamento di CGI per ottenere due dei principali effetti speciali del film: le grandi scene all’aperto che costituiscono alcuni dei momenti più emozionanti del film, ma anche, in modo più raffinato e silenzioso, la deoccidentalizzazione della Berlino moderna.

Proprio perché questi effetti sono resi in modo non “rumoroso”, come viene invece fatto di solito nei film di Hollywood o di Hong Kong, sono da considerarsi a mio giudizio dei lavori ottimi.

Ma il risultato che in assoluto più colpisce lo spettatore è la leggerezza e l’eleganza con cui lo sceneggiatore e il regista (che in parte sono la stessa persona) riescono a far realizzare allo spettatore odierno e occidentale, vissuto da sempre in un mondo capitalista, quale stravolgimento catastrofico sia stato operato dall’Occidente a spese della popolazione del Blocco Socialista. Come viene mostrato nella pellicola, noi spesso non ragioniamo sul fatto che comunque queste persone vivevano di tutta quella serie di “piccole cose” (come nella “Canzone piccola” di Jovanotti) che però sono state spodestate, dopo la Caduta del Muro, dalle nostre “piccole cose”.

Per certi versi quindi, questo film si inscrive nel genere dei film post-apocalittici, ma non solo: è anche una fantastica opera di metacinematografia, con tanto di morale collegata a questo aspetto, nella migliore tradizione delle commedie di Terenzio. Attraverso i filmati “prodotti” da Alex, ci viene mostrato come il revisionismo storico, operazione mediatica a cui siamo purtroppo abituati e che assume sempre connotati negativi, se legato ad uno scopo amorevole, potrebbe diventare un gesto carico di buoni significati e di conseguenze tutt’altro che negative.

Inoltre la metacinematografia si rivela anche nei molti riferimenti ad altri film contenuti: dalla Corazzata Potemkin ad Arancia Meccanica, dalla citazione rivelata di 2001: Odissea nello Spazio a quella più subdola, ma molto più interessante di Matrix che in realtà, come si vede in una delle scene tagliate del film, nascondeva un riferimento a un ben riconoscibile progetto futuro dell’amico di Alex, Denis.

Per tutti questi motivi e per molti altri che non vi ho voluto spoilerizzare vi consiglio caldamente questo autentico gioiello della cinematografia europea: un prodotto perfetto alla luce degli scopi che si prefigge, che riesce a rendere interessante argomenti troppo vicini a noi per sembrarci misteriosi, ma troppo lontani nel tempo per interessarci direttamente.

Voto: 5/5.

Visto a casa su consiglio della mia amata, dopo averlo scaricato da The Pirate Bay, perché la copia che avevo a disposizione sarebbe stata in tedesco.

~ di Fabrizio Bianchi su Luglio 3, 2009.

2 Risposte to “Cosa può succedere in 8 mesi? Good Bye Lenin!”

  1. Ciao Faber, complimenti per quest’idea del sito! Con calma me lo leggerò tutto..intanto mi chiedevo: fai anche recensioni “su richiesta”? del tipo che ti butto lì un film (magari anche vecchio o che ho già visto) per avere la tua visione..oppure segui criteri tuoi/vostri per la scelta di cosa recensire?
    Saluto

    • Non le ho mai fatte, ma è un’ottima idea a mio avviso e poi comunque per te, Carra Mia, farei anche la recensione dei film dei Vanzina.
      (Vediamo se becchi la facile citazione cinematografico-televisiva nella frase qui sopra).

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