Il più bel film di guerra di tutti i tempi

Locandina originale del film

Locandina originale del film

Nel 1958 il mondo fu scosso dalla distribuzione nelle sale cinematografiche del film di Stanley KubrickOrizzonti di Gloria“, che proponeva senza mezze misure la crudezza e il cinismo che i reduci dalla Prima Guerra Mondiale avevano testimoniato e che erano stati cancellati tramite un’efficace damnatio memoriae dalla retorica nazionalista delle nazioni che vi presero parte, soprattutto da parte degli alleati della Triplice Intesa, sedicenti vincitori del conflitto.

Il film di Kubrick è senza dubbio un capolavoro, ma non giunge a rappresentare l’elemento fondamentale di un gruppo di uomini sottomessi al cinico gioco della guerra, ovvero i tipi umani, ovvero i ruoli che all’interno di qualunque gruppo sociale i diversi individui vengono ad assumere.

Al troneggiante e “candido” Kirk Douglas del film di Kubrick fu Mario Monicelli, in Italia, a dare un’alternativa, anzi due.

Vittorio Gassmann e Alberto Sordi furono i protagonisti nel 1959 del film “La Grande Guerra“, una grande produzione, per l’epoca, di Dino De Laurentiis.

Il film nasce come un romanzo dello scrittore e sceneggiatore Luciano Vincenzoni, persona chiave del cinema italiano che ha collaborato con tutti i più grandi registi, da Sergio Leone a Pietro Germi, da Monicelli a Luciano Salce.

All’inizio, anche se il romanzo era ispirato al racconto “Due Amici” di Guy de Maupassant, si decise di adattarlo solo per Gassmann. Ma in una seconda fase intervenne Dino De Laurentiis a richiedere che apparisse come co-protagonista Alberto Sordi. E mai la scelta di un produttore fu più azzeccata.

Difatti la coppia Giovanni Busacca (Gassmann) e Oreste Jacovacci (Sordi) crea l’innesco che divide gli uomini nella pellicola in una prima dicotomia Nord-Sud, ancora oggi attuale, ma mai così importante come nella vita militare. Il romano interpretato da Sordi è un’uomo che si mantiene energicamente sotto le righe, cercando piccoli piaceri nelle nicchie sociali che riesce a ritagliarsi, mentre il milanese Busacca è un galeotto superbo che si crede Gesù nel tempio e dispensa consigli (soprattutto la lettura del Michele Bakunin).

Accanto a loro vengono ad  suddividersi i tipi umani gli altri commilitoni: c’è il bonario e coraggioso Bordin, interpretato dal comandante partigiano Folco Lulli, conosciuto anche come Pecoro nell’Armata Brancaleone (vedi recensione), sempre di Monicelli; c’è Rosario Nicotra, siciliano innamorato dell’attricetta degli anni ‘10, interpretato da Tiberio Murgia, anche lui attore familiare per Monicelli, avendo interpretato Ferry Boat ne “I Soliti Ignoti“. C’è anche il contabile di reggimento capitano Castelli, interpretato dal sempre ottimo attore francese Bernard Blier; e persino Ferruccio Amendola, grande doppiatore di Stallone, De Niro, Pacino e Hoffmann, nella parte di un’altro gregario romano.

Il film è equilibrato in tutte le sue manifestazioni: grandi scene di massa si alternano a momenti di cameratismo e persino di intimità tra i commilitoni; il film non è anti-patriottico, ma allo stesso tempo per la prima volta libera le vicende della Grande Guerra dall’aura di eroismo che era stata loro data dalla propaganda fascista e da quella del secondo dopoguerra; infine, ogni personaggio viene affiancato da una controparte inversa, così il comprensivo tenente Gallina (interpretato dal grande Romolo Valli, grande attore di teatro e di cinema emiliano, anche eccellente doppiatore) è affiancato a un maggiore Venturi troppo ligio al dovere e troppo duro con la truppa, il buono e coraggioso Bordin è collegato da una scena magistrale a una moglie sottomessa (Elsa Vazzoler, bravissima attrice veneta e conosciuta dai fan di Verdone anche come la Sora Ersilia di Troppo Forte) e a una famiglia proletaria.

Naturalmente nessun film storico, in particolare se non propagandistico come questo, può prescindere dai fatti realmente accaduti, ed ecco quindi ingaggiato il giornalista Carlo Salsa come consulente.

La maggior parte delle scene furono girate nella provincia di Udine e nel forte di Palmanova.

La scena e la battuta finali di questo film, però, sono la vera ciliegina sulla torta: il fatto che il gesto dei due protagonisti non venga riconosciuto da nessuno ha, per lo spettatore, conseguenze quasi filosofiche riguardo la fallibilità della storia nel ricordare i grandi gesti compiuti da piccoli uomini.

Voto: 5/5

Visto a casa sul PC dopo averlo scaricato da The Pirate Bay, in seguito al verificarsi di una Monicellite acuta che da Brancaleone ai Soliti Ignoti, sfocerà nella produzione di molte altre recensioni delle opere del grande regista ateo.

~ di Fabrizio Bianchi su Luglio 11, 2009.

3 Risposte to “Il più bel film di guerra di tutti i tempi”

  1. Ciao, sono Godot. Bellissimo il film di cui parli anche se devo dire che è l’effetto che tutti i film di Monicelli mi fanno (veramente anche le interviste a lui mi lasciano entusiasta… il che è quasi assurdo!) Bello anche il blog, mi piace l’idea di suggerire anche i classici! Mi sa che tornerò a trovarti!

  2. Grazie mille per il commento, cara/o Godot!

    Come ho detto nella recensione, in questo periodo sono affetto da Monicellite acuta, che mi ha portato a comprare e scaricare molti film di Monicelli, che è uno di quei registi che spesso scopri che hanno fatto film che ti sono sempre piaciuti.

    In questo blog gli autori (4), sono tutti fan hardcore di film e registi o sceneggiatori cult, quindi se apprezzi la mercanzia è meglio che torni!

  3. Eh sì… temo per voi che verrò spesso a rompervi le scatole! :)
    Da Napoletana, poi, di Monicelli adoro tutti i film che ha girato con Totò. Come italiana quelli con Vittorio Gassmann… la costante però è che i miei preferiti sono quelli in cui lui ha fatto sia da sceneggiatore che da regista, come se avesse dato un nuovo spessore a quei film. Ultimamente poi ho scoperto il Monicelli documentarista, in grado di rendere un genere impegnato, ugualmente piacevole e leggero.
    Ah… Nel caso non abbiate fatto caso agli aggettivi femminili è car/A!

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